Abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino della libertà

“La resistenza spesso comincia con l’arte, e ancora più spesso con la nostra arte, l’arte delle parole”.

Grafemi

Sono sempre stato del parere che il vero scopo di chi legge è trovare le proprie parole – quelle che si volevano dire da sempre – nei libri o nei discorsi degli altri: il piacere di vedere il proprio pensiero messo su carta, in un modo che noi non saremmo neanche riusciti a immaginare.

Ieri mi si è rinnovato quel piacere leggendo il discorso che Ursula Le Guin ha tenuto qualche giorn fa, ricevendo la MEDAL FOR DISTINGUISHED CONTRIBUTION TO AMERICAN LETTERS, assegnata dalla stessa associazione che assegna il National Book Award, uno dei premi letterari più prestigiosi al mondo (tra gli altri vincitoro di questa medaglia ricordiamo Toni Morrison, John Updike, Arthur Miller, Norman Mailer, Joan Didion, Tom Wolfe, Ray Bradbury, Stephen King, oltre a Philip Roth, di cui l’Accademia di Svezia si scorda, colpevolmente, ogni anno). Come tutti i vincitori, ha potuto tenere un discorso; e lei, invece di dire…

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