sulla violenza

Di nuovo allo specchio.

Questa volta, la superficie non mi restituisce solo quello che voglio io, ma vi è riflessa la realtà. Mi guardo: cos’ è che mi ha resa così?

La parola violenza è spaventosa. Soprattutto quando capisco di sapere soltanto per metà cosa voglia dire davvero. Quando penso alla violenza fisica le cose sono chiare. Ma quando la violenza condiziona, lascia tracce invisibili, sfuggenti… quando insomma la violenza è psicologica?

Mi guardo allo specchio e mi rendo conto che è di questo che si tratta.

Ci sono cicatrici che vedo soltanto io, afasie sinora inspiegabili anche a me stessa.

Comprendere il lato apparentemente invisibile della violenza, disinnescarlo, stanarne i meccanismi. Imparare a difendersi dagli altri, e forse anche da me stessa.

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Sadismi

Che le festività debbano essere un momento di gioia, affetto e vicinanza umana è una forma di ingenuità a cui non credo più.

Le feste comandate sono invece, nella vita quotidiana, l’occasione d’oro per sfogare liberamente i pensieri più vili e per manifestare i più sottili sadismi.

Basta dover condividere la giornata con lontani parenti, tra i quali magari c’è qualcuno con cui in passato ci sono stati degli screzi, per sentirsi in diritto di tirare bottoni, lanciare occhiatacce,  o per ostentare freddezza. O magari non si tratta di lontani parenti,  si tratta delle persone con le quali si vive, si lavora. Quelle con cui si condivide il desco familiare.

Basta un pranzo per mandare  in frantumi quella fragile crosta di cortesia ed educazione – o forse, ipocrisia – che, tutto sommato,  facilita le interazioni sociali e fa in modo che gli umani non si ammazzino tra di loro, neanche a parole.

Ecco che ho scritto un post forse un po’ retorico; a questo punto, sarebbe arrivato il momento della morale: ma le parole per parlare di morale non le ho, così come mi mancano le parole per reagire a queste forme di sadismo.

Hatra è nostra

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Mi arriva notizia della distruzione del sito archeologico di Hatra (Iraq), da parte dei miliziani dell’ISIS.

Ecco la bella immagine del fondamentalismo moderno: cancellare il passato, distruggerlo, per poi sostituirlo con un eterno, violento, perverso presente.

Non crediamo che la cosa non ci riguardi, perché l’Iraq è lontano: quello che questi miliziani hanno fatto è appropriarsi con la forza del passato, delle sue vestigia, e cercare di cancellarlo. Uno sfregio che è, in realtà, un affronto a tutti.

Forse l’unico modo che una persona comune ha di opporsi a tutto questo è coltivare la memoria, conoscere il passato ed esserne consapevole, sia che si tratti della storia della propria collettività che di quella familiare, personale.

Non si va da nessuna parte, non si fa niente di buono, senza conoscere la propria identità.